La storia di A., 38 anni, che recentemente è diventata mamma per la seconda volta.

A. non ha mai ricevuto una diagnosi, ma si presenta in studio con un forte sospetto, dopo essersi documentata e confrontata con le sue amiche: sente di soffrire di diastasi addominale.

Durante il colloquio iniziale, A. spiega di aver iniziato a sospettare che ci fosse “qualcosa che non andava” a livello della pancia in seguito alla prima gravidanza.

Durante la prima gestazione, A. infatti subisce un aumento ponderale di 20 kg. La bambina, alla nascita, pesa 4 kg, e la sua presentazione anomala allunga i tempi della fase espulsiva (2 ore e mezza di spinte).

In seguito al parto, A. riferisce di aver perso rapidamente gran parte del peso, ma che la pancia si sia trasformata irreversibilmente: pelle in eccesso, smagliature, debolezza muscolare, difficoltà digestive, gonfiore ricorrente. Tutto questo aggrava il suo dolore lombare, tanto da non riuscire spesso a recarsi a lavoro (A. lavora in un vivaio e deve spesso sollevare pesi non indifferenti).

In seguito alla seconda gravidanza, a distanza di 2 anni, A. è disperata: la pancia è peggiorata nonostante la dieta e l’attività fisica, e inoltre negli ultimi mesi ha iniziato ad avvertire dolore ed uno strano rigonfiamento sopra l’ombelico.

Procedo pertanto con un’accurata anamnesi e con la valutazione funzionale fisioterapica: attraverso palpazione, osservazione e test specifici, misuro la forza e la competenza addominale di A.

In seguito alla valutazione, spiego alla paziente che sospetto la presenza di una moderata diastasi, e che ne consiglio la valutazione radiologica con un’ecografia della parete addominale al più presto, alla ricerca di possibili ernie a livello sovraombelicale.

In seguito all’indagine ecografica, A. ritorna con una certezza: l’ecografia conferma il sospetto clinico di diastasi sovraombelicale di 3 cm e testimonia la presenza di ernia sovraombelicale a contenuto omentale con diametro di 9 mm ed interruzione della fascia di 15 mm.

Procedo quindi a spiegare alla paziente l’importanza di eseguire esercizi altamente specifici per la propria parete addominale, per prevenire un aggravamento dei sintomi e per imparare a gestire al meglio le pressioni addominali della vita quotidiana e dell’attività fisica.

Spiego infatti ad A. che esistono esercizi che hanno la capacità di ripristinare la corretta tensione tra i due retti dell’addome, e che ci sono tecniche specifiche che permettono di ridurre le pressioni a livello addominale, con riduzione dei sintomi associati alla diastasi addominale. La chiave per il successo: imparare ad attivare la propria muscolatura addominale a scopo preventivo in ogni movimento della vita quotidiana: sollevare le figlie, sopportare i carichi lavorativi.

Dopo tre mesi di esercizio costante, e l’uso combinato di tecniche di terapia manuale, A. finalmente percepisce un netto miglioramento del controllo della parete addominale. Non avverte più tensione a livello addominale durante l’esercizio in palestra, non percepisce più il fastidioso rigonfiamento al di sopra dell’ombelico, il mal di schiena è meno intenso e non ha dovuto più assentarsi dal lavoro, il gonfiore addominale è sensibilmente calato. L’unico rammarico: quello di non aver iniziato prima con la fisioterapia!

Diastasi addominale

[Noun]

Il termine diastasi significa separazione: la diastasi addominale è un cedimento dell’addome dovuto ad una separazione dei due muscoli retti addominali, condizione di cui le donne soffrono in seguito al parto. Pancia sempre gonfia, addome debole, distensione addominale dopo i pasti, iperlordosi lombare, mal di schiena ricorrente, costato espanso, inestetismi a livello dell’ombelico: questi alcuni segnali della presenza di una diastasi addominale.