La storia di S., giovanissima ragazza che non riesce ad avere rapporti penetrativi per dolore.

S, 21 anni, si presenta in studio fortemente preoccupata, triste e disillusa. Mi racconta di come, nonostante abbia fatto miriadi di visite ginecologiche, non riesce a risolvere il proprio problema.

Circa due anni fa, S. tenta il proprio primo rapporto sessuale con il suo partner. Si conoscono da sempre, a detta di S. hanno un ottimo rapporto e si parlano di ogni cosa. La “prima volta” è un disastro: S. percepisce dolore acuto, “come se si stesse lacerando”, all’introito vaginale. La penetrazione avviene, ma è talmente dolorosa che deve chiedere al partner di fermarsi.

Dopo questo epidosio, S. continua a provare ripetutamente ad avere rapporti sessuali completi, senza tuttavia riuscirci. Forte bruciore a livello vulvare, dolore acuto e puntiforme e paura anticipatoria la bloccano completamente. Ormai si convince di “essere sbagliata”, perchè le visite ginecologiche non evidenziano nessun problema. Durante l’ultima visita ginecologica, riceve l’ennesima prescrizione di antimicotico per il sospetto di una candidosi vaginale. S. riferisce di essersi sottoposta a numerosi trattamenti locali con antimicotici, senza aver mai tuttavia risolto la propria sintomatologia. Negli ultimi mesi, S. ha deciso di smettere anche solo di provare ad avere rapporti penetrativi.

Procedo pertanto con la mia anamnesi, scoprendo che S. presenta tanti altri sintomi “allarme”: soffre di attacchi di panico, tende a spingere durante la minzione e la defecazione, ha la sensazione di non svuotarsi completamente durante la pipì.

Durante la valutazione fisioterapica, evidenzio la presenza di importante dolore a livello vestibolare, ed atteggiamenti “fobici” di chiusura della paziente, che si mette a piangere.

Inizio pertanto ad educare la mia paziente, spiegando che ci troviamo in presenza di una forma particolare di dolore neuropatico, la vulvodinia, e di rivolgersi ad una ginecologa esperta nella gestione della vulvodinia per una corretta diagnosi e l’eventuale impostazione della terapia farmacologica.

Inoltre, le spiego come questo tipo di dolore può portare a comportamenti errati a livello muscolare e a schemi cognitivi di catastrofizzazione e di ansia anticipatoria: la rassicuro spiegandole che esistono varie tecniche, sia manuali che cognitive, che possono risolvere tali atteggiamenti disfunzionali. E che, tramite l’esercizio guidato e l’esposizione graduale alla penetrazione con l’utilizzo, ad esempio, di dilatatori, riusciremo insieme a risolvere il suo dolore sessuale.

In seguito, procedo con la valutazione della muscolatura del pavimento pelvico: noto come la paziente presenti fenomeni di allodinia (alterazione patologica della sensibilità con percezione distorta del sintomo tattile) e di ipertono (aumento dello stato di contrazione dei muscoli del pavimento pelvico).

Imposto un trattamento combinato fisioterapico che prevede l’uso di terapia manuale, esercizio, radiofrequenza, bacchetta pelvica e dilatatori: in due mesi di trattamento ed autotrattamento al domicilio, la paziente è riuscita a tornare ad avere un rapporto sessuale penetrativo.

Vulvodinia

[Noun]

Con il termine vulvodinia si intende un’alterazione della percezione del dolore a livello vulvare, ossia all’ingresso della vagina. Quando si soffre di vulvodinia, si avvertono dolori acuti e puntiformi a livello della vulva durante la penetrazione, spesso associati a bruciore intenso o a sensazione di “spillo” al tatto. La vulvodinia causa forte dolore durante le prime fasi della penetrazione sessuale, spesso rendendola impossibile. A volte, la vulvodinia può essere anche “spontanea”, e quindi non causata dalla penetrazione.