
La storia di M, giovane mamma che si presenta in studio a 10 mesi dal secondo parto.
M., 34 anni, mi racconta di aver iniziato a soffrire di incontinenza urinaria durante il terzo trimestre della seconda gravidanza: un colpo di tosse vigoroso o uno starnuto inaspettato erano sufficienti per farle perdere quel goccino di pipì.
Rassicurata dai medici sul fatto che la cosa fosse normale, sperava che gli episodi si risolvessero in modo spontaneo in seguito al parto.
Per perdere peso più velocemente e “tornare in forma” il prima possibile, M., nella speranza di risolvere anche il suo “problemino li sotto”, torna ad iscriversi in palestra subito dopo la visita ginecologica di controllo post partum, dove viene nuovamente rassicurata sul fatto che “tutto vada bene” (nonostante soffra ancora di incontinenza).
Nonostante tutti i suoi sforzi, M, dopo due mesi di palestra e pilates, avverte sensazioni di peso a livello pubico dopo le sessioni di allenamento, e inizia a notare che gli episodi di incontinenza si stanno facendo più frequenti. Inoltre, ora, nonostante sia rientrata nel suo peso forma, inizia a perdere qualche goccino di pipì anche durante la corsa sul tapis roulant e il sollevamento di pesi più impegnativi.
Ed è così che vengo a conoscere M, che si rivolge a me a distanza di 10 mesi dal parto e con un’incontinenza urinaria che sembra peggiorare sempre più, nonostante tutto il suo impegno in palestra.
Procedo pertanto con la valutazione della muscolatura pelvica, attraverso una serie di test, per studiarne la forza, la resistenza e l’affaticabilità.
Mi rendo conto che M. ha una muscolatura molto debole, incapace di reagire alle sollecitazioni: quando le chiedo di eseguire un colpo di tosse, mi accorgo che i suoi muscoli pelvici non si contraggono come dovrebbero.
Mi rendo inoltre conto dall’anamnesi e dalla valutazione che verosimilmente la situazione era peggiorata a causa dell’allenamento intenso e precoce: per tonificare la pancia, M. aveva infatti iniziato a fare tantissimi esercizi per gli addominali.


Quando le chiedo di eseguire uno di questi esercizi di fronte a me per valutarne la corretta esecuzione, mi rendo conto che il suo addome è completamente “incompetente”.
Spiego quindi a M. che le perdite urinarie non dovrebbero mai essere considerate “normali”, e che i professionisti a cui si era rivolta precedentemente avrebbero dovuto farle una valutazione perineale prima di dirle che “era tutto ok”: le spiego inoltre che nonostante le sue ottime intenzioni, stava progressivamente peggiorando il suo problema facendo quei tipi di allenamenti.
Abbiamo quindi impostato un percorso di riabilitazione per rinforzare con esercizi specifici e progressivi sia il suo pavimento pelvico che il suo addome, senza farle smettere gli allenamenti ma spiegando esercizio per esercizio come attivare il core e i muscoli pelvici.
Dopo due mesi, M. non soffre più di incontinenza: il percorso che ha intrapreso con me ha migliorato la sua respirazione, l’elasticità del suo diaframma, la forza del suo corsetto addominale, il suo assetto posturale, la sua capacità di gestire le pressioni addominali ed una maggiore consapevolezza corporea.
Incontinenza
[Noun]
Si è incontinenti ogni qualvolta si perde involontariamente dell’urina. La perdita di urina non è mai fisiologica, è sempre patologica. Si può soffrire di incontinenza urinaria da sforzo (non riuscire a trattenere la pipì durante un colpo di tosse, starnutendo o sollevando un peso) o di incontinenza da urgenza (stimolo impellente e irrefrenabile di dover urinare, spesso associato a un aumento del numero delle pipì giornaliere).
